Bambini e Adolescenti. Perché è necessario dormire bene?

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Parlando di benessere digitale abbiamo anticipato l’argomento di cui ci occuperemo in questo articolo, accennando come l’esposizione frequente agli schermi possa comportare un peggioramento della qualità del sonno dei bambini. Andremo ora ad approfondire il significato del sonno nella prima infanzia e i principali problemi legati alla sua carenza.

Che cos’è il sonno?

Il sonno è una funzione biologica di base. Quasi tutti gli esseri viventi hanno bisogno di dormire per sopravvivere e, durante il sonno avvengono dei processi che sono essenziali per la sopravvivenza. Matthew Walker, scienziato e professore di neuroscienze all’Università della California, disse che il sonno “è il reset quotidiano di corpo e mente, un potente rimedio naturale per la vitalità e il benessere”.

Il sonno è una funzione fisiologica che inizia in maniera periodica, dura per un tempo limitato ed è sempre reversibile (ovvero, è sempre possibile svegliare una persona quando sta dormendo). Durante il sonno la reattività del nostro organismo si abbassa e diminuisce la reattività nei confronti sia degli stimoli interni sia degli stimoli esterni. Tutte le funzioni vitali rallentano: la frequenza cardiaca diminuisce, la respirazione diventa meno profonda, la pressione arteriosa e la temperatura si abbassano. Tuttavia, il cervello rimane sempre attivo; i neuroni continuano a funzionare anche durante il sonno.

Il sonno dell’essere umano può essere adattabile alle diverse circostanze e culture, in modo da garantire le condizioni ideali per la salute e la sopravvivenza. Va specificato che le condizioni di vita dell’essere umano influiscono molto sul sonno, ad esempio: la temperatura esterna (durante il periodo estivo si dorme meglio), il luogo in cui si dorme (per terra o su un letto). Negli ultimi secoli è stato osservato che alcuni cambiamenti nello stile di vita moderno, come l’eccesso di impegni, l’isolamento sociale e l’aumento del tempo passato a interagire con strumenti digitali, stanno influenzando la qualità del sonno della popolazione, in particolare dei bambini.

A cosa serve il sonno?

Sono state sviluppate diverse teorie, da scienziati che si occupano di studiare il sonno, ma nessuna riesce a rispondere a pieno a questa domanda; questo perché gli studi sul sonno sono in continua evoluzione. Uno dei più grandi specialisti del sonno, William Charles Dement, manifestò i suoi dubbi sulle teorie che spiegano le funzioni del sonno con questa frase: “Per quanto ne so io vi è solo un motivo per il nostro bisogno di dormire: ci viene sonno!”. Vi riporto alcune funzioni, ipotizzate fino a ora:

  • Risparmio energetico: durante il sonno il corpo ha un metabolismo ridotto fino al 10%; questo fa si che si riduca la domanda di energia.
  • Depurazione da sostanze tossiche: nel 2012, la neuroscienziata Maiken Nedergaard, scoprì il sistema glinfatico che: si occupa di rimuovere le sostanze tossiche accumulate durante il periodo di veglia, portandole verso il fegato e i reni. Se queste sostanze non venissero eliminate si potrebbe incorrere in: perdita di memoria, calo della concentrazione e sbalzi d’umore.
  • Rafforzamento delle capacità cognitive: dormire dopo aver appreso qualcosa facilita la memorizzazione; rimanendo svegli, è meno probabile acquisire pienamente il nuovo concetto. È stato dimostrato che durante la fase di sonno profondo non-REM avviene un maggiore consolidamento della memoria; quindi, un sonno frammentato non sarà efficace a questo scopo. Questo è particolarmente rilevante nel periodo pediatrico, in cui ogni giorno i bambini apprendono nuove nozioni cognitive e motorie, rendendo importante per loro il consolidamento ottimale delle informazioni.
  • Plasticità celebrale: il sonno è necessario per permettere al cervello di crescere in termini di struttura e funzioni.
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Perché è necessario dormire abbastanza ma soprattutto bene?

Abbiamo già capito che la qualità del sonno è più importante della quantità. Per questo un sonno disturbato, rende i bambini meno capaci di regolare i propri comportamenti e le proprie emozioni durante la veglia.

Ma, a livello pratico, come possono i genitori comprendere se un bambino ha dormito bene? Per prima cosa cercando di far caso se si sveglia all’incirca alla stessa ora ogni giorno e se lo fanno spontaneamente; poi notando se durante la giornata sembrano sempre assonati. Differenziamo però il sonno dei lattanti con quello dei bambini al di sopra dei tre anni che si avvicina a quello di un adulto.

Il sonno dei lattanti è molto irregolare e interrotto da frequenti risvegli notturni. Di conseguenza la qualità del sonno si può valutare tenendo conto: dell’età, del tempo totale del sonno e della sua distribuzione nella giornata, ma soprattutto della sua capacità di regolare le sue emozioni durante la giornata. Quindi se avremo un bambino quasi sempre nervoso e irritabile sicuramente andrà rivista la modalità dei pisolini giornalieri sia del sonno notturno.

Mentre nel caso del sonno dei bambini sopra i 3 anni: un sonno di buona qualità implica un tempo di addormentamento relativamente breve e non più di un risveglio notturno; oltre questo ovviamente dovrà dormire un tempo adeguato rispetto alla sua età.

Quanto la deprivazione del sonno influisce sui comportamenti dei bambini?

La deprivazione del sonno parziale, o in casi estremi totale, può avere effetti molto negativi sulla salute dell’essere umano. Non ci sono molte sperimentazioni a riguardo, per ovvie questioni etiche. Il record ufficiale di insonnia, senza aiuto di farmaci, è di 11 giorni; viene da uno studio documentato da Williams Charles Dement (che abbiamo già citato precedentemente) che riportò gravi episodi di allucinazione, aggressività e vuoti di memoria.

Purtroppo, tra i bambini e gli adolescenti la deprivazione del sonno è una condizione diffusa. Le conseguenze più comuni sono: l’irritabilità, i cambiamenti d’umore repentino, perdita di attenzione e di concentrazione, rallentamento dello sviluppo cognitivo.  Anche il sistema immunitario risente molto della deprivazione del sonno, che causa un aumento del rischio infiammatorio e infettivo del corpo. Per gli adolescenti, è dimostrato che la mancanza di sonno è spesso collegata all’abuso di sostanze stupefacenti e alcolici.

Ricordiamoci che la deprivazione delle ore di sonno tra bambini e adolescenti incide negativamente anche sui genitori, i quali risentiranno della mancanza di sonno sul lavoro e anche sulla loro capacità di mantenere la mente lucida con i propri figli in momenti di stress.

Per questi motivi è consigliabile consultare uno specialista del sonno per trovare soluzioni ai problemi ad esseo legati ed evitare una prolungata deprivazione di sonno. Un pedagogista potrà valutare la vostra situazione specifica e consigliarvi un percorso famigliare per risolvere la difficoltà il più velocemente possibile.

Se sei preoccupato per il sonno di tuo figlio o tua figlia e desideri impostare una routine che possa aiutare la famiglia a trovare il giusto equilibrio, richiedi il nostro servizio di Consulenza Pedagogica.

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Come possiamo riabituare gli adolescenti a un ritmo del sonno più corretto?

Un fenomeno che spopola tra i giovani è quello del vamping, una pratica secondo cui i ragazzi scelgono di rimanere svegli tutta la notte e trascorrono queste ore di riposo non solo a scrollare i vari social ma anche a postare foto e video aggiungendo l’hashtag “vamping” per rientrare in questa community notturna e dimostrare agli altri chi sta sveglio più a lungo e chi arriva prima all’alba.

Ovviamente, questo comportamento non solo è nocivo per il ritmo sonno veglia ma porta con sé diverse conseguenze. I ragazzi, al mattino, fanno fatica, non riescono ad andare a scuola e si mostrano aggressivi e irritabili. Inoltre è dannoso anche dal punto di vista della salute. Come abbiamo detto, il sonno è importante per ricaricare le energie. Se immaginiamo un adolescente che passa tutta la notte sveglio e poi il giorno dopo ha gli impegni con la scuola e lo sport, è normale che faccia fatica e che non si relazioni bene con gli altri e con i genitori.

Diventa importante che siano i genitori stessi a orientarli verso una direzione più corretta. Ad esempio, ponendo alcune regole come quella di non portare i dispositivi a letto. Ovviamente, anche i genitori devono fare lo stesso, per non mostrare contraddizione. Ci si dovrebbe accordare su quali luogi della casa si possono usare i device e per quante ore, seguendo anche le indicazioni fornite dall’OMS.

Diventa fondamentale quindi iniziare a muoversi con più consapevolezza e soprattutto informarsi e creare quelle regole che diventano momenti di condivisione. I genitori devono fare il loro lavoro per far crescere i ragazzi nel modo quanto più sano possibile.

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Articolo di Camilla Crespi e Giorgia Refolo. In collaborazione con Eleonora Giovannini e Touch Play web tv

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