Ammettiamolo, molti genitori oggi non riuscirebbero a tenere lontano il loro bambino da un telefono cellulare. Inoltre, seppure s’inizi a parlare di rischi su vari aspetti della salute degli adulti e dei piccoli, non tutti sarebbero comunque d’accordo, nel profondo, a sostenere questa distanza tra infanzia e schermi.
Cambiare le abitudini comporta fatica oltre al fatto che i dispositivi digitali sono ormai parte integrante delle nostre giornate, tanto che il dott. Brando T. McDaniel, ricercatore di famiglia ed educatore alla salute digitale presso il Parkview Research Center, ha coniato il termine tecnoferenza (technoference in inglese), ossia la somma dei termini tecnologia e interferenza, per sottolineare l’invadenza dei dispositivi all’interno delle nostre vite.

Come il cellulare interferisce sulle nostre vite e su quelle dei bambini
Pensa a quella mattina in cui tuo figlio piangeva in modo disperato e non riuscivi in nessun modo a calmarlo. Hai poi afferrato il telefonino, hai aperto l’app di YouTube e hai fatto partire un video per bambini. Appena il suo sguardo ha incontrato lo schermo, il bambino ha magicamente smesso di piangere facendoti finalmente tirare un sospiro di sollievo. Fantastico! I suoni e le immagini dietro allo schermo sono realmente in grado di aiutare un genitore.
Eppure, i bambini esistono da molto più tempo degli smartphone e anche solo questo pensiero potrebbe portarci a chiedere: come riuscivano un tempo i genitori a cavarsela senza? Cosa è così profondamente cambiato da renderci intollerabile il pianto di un bambino? Quali conseguenze può avere sul bambino un avvicinamento precoce agli schermi e il fatto che non sia più un evento sporadico, quanto piuttosto un’abitudine costante? Come possiamo proteggere i nostri figli dai rischi legati all’uso precoce della tecnologia?
Queste e altre domande hanno certamente guidato gli esperti e le ricerche degli ultimi vent’anni nel comprendere l’impatto dell’uso dello smartphone sulla vita delle persone, sulla genitorialità e sulla relazione con i bambini all’inizio del loro percorso. Ripensando al bambino qui sopra, dall’esterno potrebbe sembrare quasi un miracolo vederlo calmarsi così facilmente ma dovremmo anche interrogarci su ciò che potrebbe aver perso, nell’ambito delle esperienze rilevanti per l’età evolutiva, dal momento che è stato “distratto” dalle luci e dai colori provenienti da uno schermo. Tra le tante cose: il fatto di poter sperimentare e risolvere la sua crisi emotiva, l’essere presente a se stesso e al suo ambiente e lo sguardo della figura di accudimento su di lui. Sull’importanza di quest’ultimo punto, ti propongo la visione dell’esperimento “Still Face” del Dr Edward Tronick.
Nomofobia, perché ne soffriamo
Ti è mai successo di avere dimenticato il cellulare a casa e di aver provato, per la sua assenza, un senso di vuoto simile alla percezione di un arto mancante? Oppure, quante volte, durante la tua giornata, ti capita di controllare le notifiche in arrivo sullo schermo del tuo smartphone, anche se non stai realmente attendendo una comunicazione rilevante?
Nomofobia (nomophobia, NO MObile phone PHOBIA) è il termine recentemente coniato da Stewart Fox-Mills per descrivere la condizione psicologica di coloro che dimenticano o perdono il loro cellulare, esauriscono la batteria, finiscono il credito residuo o non hanno copertura di rete. È la paura di rimanere sconnessi e scollegati, accentuata dal fatto che oggi il telefono è utilizzato anche per numerose funzioni diverse dalla semplice comunicazione.
Lo studio britannico del 2008 intendeva trovare una correlazione tra ansia ed eccessivo utilizzo dei telefoni cellulari e il possibile risvolto patologico di tale dipendenza. Chi soffre di nomofobia può manifestare sintomi come ansia, respiro irregolare, sudorazione, stato di agitazione e disorientamento, tachicardia e tremore. Ha sempre con sé il cellulare, lo controlla più volte al giorno, evita di rimanere scollegato ad esempio portando dietro un carica batteria, lo usa prima di andare a dormire e lo accende appena sveglio; questi sono alcuni dei comportamenti tipici di chi ha una dipendenza da smartphone (Fonte: Neomesia).
Una condizione allarmante non solo per chi ne soffre ma anche per chi è loro vicino e, tra questi, vi sono certamente bambini e adolescenti.
I segnali acustici, tattili e visivi degli smartphone ci ricordano incessantemente la loro presenza; sono “sempre accesi” e rispondono al bisogno fondamentale di comunicazione degli esseri umani. (King, 2018)
L’aumento e l’intensificazione della comunicazione digitale potrebbero essere accompagnati in modo complementare da un calo dell’attenzione verso le persone che sono effettivamente presenti. (King, 2018)Gergen (2022) ha descritto questo fenomeno come “presenza assente” e ha capito che causa la frammentazione delle relazioni sociali.

Bambini ed esposizione precoce allo smartphone, i rischi
Ad oggi, i risultati delle ricerche sono ancora da considerare con riserva in quanto saranno necessari studi più approfonditi sui contesti familiari e sulle molteplici varianti esistenti. Sappiamo, però, con certezza in che modo i bambini siano in grado di “assorbire” l’ambiente in cui vivono e come i genitori e gli adulti di riferimento usino sempre più spesso uno smartphone anche in loro presenza. La tecnoferenza potrebbe influire sulla presenza e sulla risposta degli adulti ai bisogni dei neonati e dei piccoli, influenzando l’interazione adulto-bambino e la formazione del legame di attaccamento.
Ci sono indicazioni che l’uso dello smartphone da parte dei genitori in presenza di neonati o bambini piccoli potrebbe essere associato a una diminuzione della sensibilità e della reattività dei genitori.
L’assorbimento dei genitori nei loro dispositivi sembra avere un impatto maggiore sulla sensibilità e sulla capacità di risposta dei genitori rispetto alla tecnoferenza (interruzioni in sé).
Inoltre, i bambini saranno presto attratti da quell’oggetto così tanto presente nella vita di chi gli sta intorno e desidereranno capire di cosa si tratti, proprio come farebbero con un mazzo di chiavi o con un borsellino. Una delle domande principali che dovremmo porci oggi è: quali esperienze rilevanti per il bambino rischiano di essere perse a causa della presenza invasiva degli schermi e del loro avvicinamento precoce e talvolta inadeguato?
Durante una ricerca del 2013, gli studiosi Steiner-Adair e Barker hanno raccolto oltre 1000 intervisti di bambini tra i 4 e i 18 anni. Da queste hanno potuto cogliere la presenza di sentimenti quali tristezza, frustrazione e rabbia nel cercare di dissuadere i loro genitori dallo smartphone per avere attenzione. Inoltre, abbiamo visto come uno schermo può essere in grado di calmare e distrarre un bambino ma anche di estraniarlo dalla sua esperienza, fattore rilevante in un’ottica di un percorso educativo che non mira tanto a risolvere un disagio nell’immediato ma a costruire la formazione umana.
Inoltre, sono già state evidenziate diverse problematiche relative all’uso dei dispositivi digitali nei bambini piccoli, che riguardano non solo la loro educazione ma anche la salute, lo sviluppo psico-motorio e le problematiche relative alla dipendenza. Per molti genitori è oggi difficile dire di “no” al bambino che chiede di poter guardare il telefonino. Diventa anche complicato dare uno stop e riaverlo indietro. Ti sei mai trovato/a a dover “strappare” di forza il telefono dalle mani di tuo figlio?
La dipendenza da smartphone riguarda anche i bambini
Una dipendenza nasce dalla ripetizione di una ricompensa capace di coinvolgere i neurotrasmettitori del piacere. Le ricerche hanno dimostrato come l’uso dello smartphone sia in grado di determinare il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. Questa attivazione costante della dopamina potrebbe far diventare meno interessanti attività diverse da quelle offerte dai dispositivi digitali.
Diventa urgente dunque ristabilire il contatto con le esperienze offerte dal mondo reale e garantire al bambino le interazioni con volti reali. Se noti che il tuo bambino non riesce a distrarsi dal desiderio di trascorrere tempo sullo smartphone, dovrai impegnarti a sostenerlo in attività che possano riportarlo a ritrovare una connessione con l’esperienza concreta. In tal caso, il gioco all’aria aperta è uno dei maggiori toccasana.

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