Quando si va dal pedagogista?

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Educare è un compito arduo. Significa sostenere un altro individuo e accompagnarlo a fare emergere la miglior versione di sé in modo che possa un giorno sentirsi pienamente integrato nelle varie dimensioni che riguardano la vita umana.

Perché è importante poter contare su un esperto in educazione?

Quando Michelangelo Buonarroti, il noto artista, disse: “Ho visto un angelo nel marmo ed ho scolpito fino a liberarlo”, regalò una similitudine molto preziosa per chi educa, che si tratti di genitori, insegnanti e altre figure di accudimento.

Un processo mentale molto simile avviene per chi disegna o dipinge quando, da un’idea iniziale, si trova poi a modificare completamente la sua opera tracciando una linea dietro l’altra, come se le nuove forme si avverassero sotto il suo sguardo in maniera libera rispetto alla sua volontà e lui non dovrà fare altro che condurle verso ciò che stanno per diventare.

Coloro che si trovano immersi in un ruolo educativo non possono e non devono finire per svolgere una mera azione direttiva o, all’estremo opposto, permissiva. Chi educa ha invece il dovere di “vedere oltre”, di tracciare linee, percorsi, pensieri, in modo da sostenere il viaggio, il benessere, la formazione di valori di un individuo che si trova in un momento cruciale della crescita.

Dunque, possiamo indicare l’educatore come colui che si trova o ha il compito di accompagnare il disegno di una vita che merita di diventare un’opera d’arte, mentre il pedagogista è colui che, offrendo un punto di vista esterno alla relazione educativa, sostene chi educa a farlo al meglio e con maggiore consapevolezza.

Chi è e cosa fa il pedagogista?

Il pedagogista, dopo un percorso di sudi in cui approfondisce le discipline dell’educazione, diventa un esperto specializzato nei processi educativi, formativi e pedagogici. Si occupa dell’individuo durante tutto l’arco della sua vita e, in particolare, analizza i suoi bisogni.

Il pedagogista utilizza, come strumento di lavoro, la relazione, il dialogo, il colloquio in cui sono condivisi gli intenti. Lavora sul conscio, sulla realtà vissuta dall’individuo; al contrario, il clinico, lo psicologo, il terapeuta, analizzano l’inconscio.

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Perché chiedere aiuto al pedagogista?

Ci si può rivolgere a una figura professionale come quella del pedagogista per analizzare, comprendere e, talvolta, modificare il proprio comportamento senza necessariamente sondare nelle cause recondite. Si lavora, dunque, sul presente, sulla vita vissuta.

Al pedagogista si chiede un confronto, una visione professionale e autentica, insomma un aiuto, come sostenne lo psicologo Carl Rogers. Il pedagogista non parlerà mai di cura o di guarigione, perché la cornice entro cui lavora non è di natura clinica o medica. Non ci saranno medicine o pillole miracolose. Il pedagogista si “prende cura” della persona umana, della sua individualità, della sua unicità come uomo e come genitore.

Come mai oggi è ancora più urgente potersi rivolgere a un esperto di educazione?

Poter contare su una guida educativa è sempre stato importante ed è un argomento dibattuto nel corso dei secoli, fin dall’antica Grecia. Oggi vi è stato un repentino ritorno a questa figura in quanto, nel cambio generazionale, è stato forte l’impatto dato dai veloci cambiamenti sociali che hanno riguardato la considerazione della famiglia, gli aspetti lavorativi, la perdita delle istituizoni guida della società e i nuovi paradigmi di valori.

Non tutti si sono trovati pronti e capaci di riorganizzarsi in queste veloci ondate di cambiamento e tutto questo ha portato molte famiglie, o anche i singoli genitori, a sentirsi soli e spesso spiazzati nel prendere decisioni riguardanti l’educazione dei figli.

Il fatto è che oggi, in ambito scientifico, si stanno facendo grossi sforzi per comprendere come le nuove abitudini, le tecnologie, i cambiamenti familiari e nelle relazioni impattino sul benessere e sulla crescita sana delle nuove generazioni ed esistono dati preoccupanti e purtroppo già visibili nelle problematiche attuali che riguardano i giovani.

Un grande lavoro che andrà fatto, e con urgenza, riguarda la prevenizone e la formazione dei genitori, in modo che si possa avere consapevolezza di quanto sia prezioso riuscere a costruire una relazione educativa equilibrata che, per quanto imperfetta (e deve esserlo), sia in grado di accompaganre i bambini e i ragazzi alla vita adulta.

Vi è dunque una crisi nella tradizione genitoriale?

Vivere l’esperienza di essere genitori ha con sé un grande paradosso. Da un lato, diventare ed essere genitori porta una vasta dose di felicità e gioia. Dall’altro lato, diventa spesso e facilmente anche fonte di stress, ansia e difficoltà.

La seconda parte si scopre realmente solo vivendo sulla propria pelle la genitorialità ed è ciò a cui i genitori si trovano spesso impreparati e sommersi ad affrontare uno stress che non credevano potesse essere tale.

Non tutte le persone sono uguali e capaci di reagire allo stesso modo quando sono messe di fronte alle difficoltà. Ma qui si tratta di un compito prezioso, ossia quello di accompaganre un individuo, nuovo in questo mondo, alla vita adulta. Per questo diventa allarmante quando lo stress si trasforma in burnout parentale, del quale esiste oggi una vasta letteratura scientifica, dove le ricercatrici Mikolajczak e Roskam sono le due principali portavoci.

Il burnout parentale si presenta come una vera e propria sindrome che porta all’esaurimento fisico ed emotivo, all’allontamento emotivo dei figli, alla saturazione e perdita di piacere nel ruolo di genitore.

Insomma, si vive una forte sensazione che essere diventati genitori non sia più così bello come lo si era immaginato. Pensiamo alle volte in cui un genitore non manifesta più una certa premura di ritornare dal figlio o che preferisce essere sul posto di lavoro piuttosto che occuparsi del bambino. Diventa quindi fondamentale proteggersi dal rischio di cadere in burnout e la figura del pedagogista può sostenere il genitore nella riperesa di contatto con il suo ruolo.

Quando è utile il pedagogista?

In realtà, il pedagogista si dovrebbe tenere in tasca! Una figura sempre utile e ognuno dovrebbe avere un pedagogista di fiducia che può aiutare nei momenti di crisi, di cambiamento, di rottura, durante imprevisti dolorosi, durante fasi difficoltose ma anche straordinarie della vita, in cui si ha bisogno di una visione direzionale.

Qualcuno, insomma, che aiuti a mettere meglio a fuoco le dinamiche della vita. L’uomo è un essere sociale e si trova a rapportarsi con gli altri anche quando fatica a relazionarsi in modo positivo e costruttivo. Il pedagogista può, a tal proposito, fornire gli strumenti utili alla relaizione, di qualunque natura si parli.

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Cosa fa Consulente Pedagogico?

Consulente pedagogico è un servizio di consulenza online che unisce un team di pedagogisti che hanno alle spalle formazione, esperienza e professionalità. Risponde ai bisogni di natura educativa e relazionale. Aiuta le famiglie, i genitori e tutte le figure di accudimento che orbitano attorno a un bambino, ad un adolescente o che abbiano incontrato nel loro cammino rotture o separazioni.

Affrontiamo con lo specialista più adatto un percorso di cambiamento o semplicemente di confronto che ha alla base, indicazioni scientifiche ed evolutive. Vogliamo accompagnare passo passo ogni genitore per dare consapevolezza. Riscoprire il ruolo del genitore oggi più che mai è necessario. E’ la sfida della società di oggi, così fluida, veloce e a volte disarmante.

Chi sono le persone che si rivolgono a voi di Consulente Pedagogico?

Tutte quelle persone che incontrano un ostacolo nella guida della relazione. Coloro che per vari motivi si pongono delle domande. Ogni domanda è lecita perché nessuno nasce con il libretto delle istruzioni e coloro che chiamano Consulente Pedagogico hanno già messo in atto delle strategie ma si ha il dubbio che siano errate, controproducenti.

Il confronto con lo specialista apre nuove possibilità di intervento e nuove opportunità. Funzioniamo a patto che ci sia la volontà di cambiare e di impegnarsi, come quando di va dal dietologo: la dite mica la fa il dottore, siamo noi a dover mettere in pratica i consigli alimentari che ci vengono dati. Ecco, funzioniamo un po’ così.

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