Come nasce una coppia? Dall’innamoramento all’essere genitori

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Siamo in un momento storico in cui la relazione che dalla coppia formata dall’incontro sentimentale di due individui porta alla formazione di una famiglia, sta vivendo una forte crisi e una scarsa probabilità di durare nel tempo. In termini assoluti, questo processo non può considerarsi solo negativo, in quanto è frutto di un maggiore possibilità del singolo di potersi autodeterminare in quanto soggetto. Diventa però, oggi più che mai, necessario riuscire a immaginare una nuova cultura dove il singolo, la coppia e, poi, la famiglia, riesca a ritrovare la sua forma, o le sue forme, per raggiungere allo stesso modo il senso di benessere e di appartenenza che solo i legami umani più intimi possono garantire.

Come si crea, come nasce una coppia?

La coppia nasce da un incontro tra due persone che portano con sé la propria storia personale, il proprio individualismo, le prorie consuetudini familiari e quindi il proprio stile di attaccamento. Lo psicologo e psicanalista John Bowbly, e successivamente Mary Ainsworth, hanno avviato un ricco campo di studio che ha cambiato il volto della psicologia dello sviluppo, influenzando profondamente le teorie sulla genitorialità che ancora oggi prendiamo in considerazione e su cui i pedagogisti si basano.

Già gli antichi Greci avevano individuato quattro forme primarie di amore: quello parentale-familiare (storge), l’amicizia (philia), il desiderio erotico ma anche romantico (eros), infine l’amore prettamente spirituale (agape). Nella mitologia greca possiamo trovare queste differenti forme d’amore. Oggi, lo psicologo cognitivo Robert Sternberg definisce l’amore come il risultato di tre elementi che stanno ai vertici di un triangolo: intimità, passione e decisione-impegno.

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Sempre secondo Sternberg esistono quattro tipologie di coppia: simbiotica, complementare, combattente e simmetrica. Da queste categorie si possono contare sette tipi di amore. Ma quello che interessa a noi è che una sana relazione di coppia, per essere salda e crescere nel tempo, deve potersi poggiare su quattro pilastri fondamentali che fungono da “mura portanti” per la costruzione dell’intero rapporto: la fiducia, il rispetto, la comunicazione e l’empatia. Ogni amore ha poi un proprio linguaggio fatto di parole, gesti e azioni.

Essere coppia non significa entrare in una forma di relazione statica. Dall’innamoramento iniziale, caratterizzato da un forte senso di entusiasmo e di attaccamento verso l’altro (è infatti questo momento in cui ci si manca maggiormente e ci si sente pervasi da una forte energia vitale), si entra in una relazione solida quando si diventa coppia.

Dunque, il verbo essere andrebbe usato solo per la fase di innamoramento e poi trasformato nel verbo diventare, in modo da includere la trasformazione in una nuova fase e nel senso più profondo che diamo alla coppia. Quando si diventa coppia entrano in gioco nuovi fattori, come la volontà di conoscersi in maniera approfondita, di capirsi e di ascoltarsi, ma, soprattutto, si inizia a progettare una vita insieme.

Dalla coppia al progetto genitoriale, come nasce?

Si dice che prima ancora di arrivare nel ventre della mamma, un bambino esisteva già nella sua testa. Questo bambino esiste ovviamente anche nella testa del papà e succede che, nell’essere coppia, si abbia voglia di condividere questo pensiero con il partner. Da qui, se i due si sentono pronti a diventare genitori (ed è fondamentale che sia un desiderio comune). Inizia quindi a formarsi un vero e proprio progetto.

Menzioniamo un albo illustrato, una storia capace di racchiudere in maniera molto riuscita la valenza del bambino immaginato e del bambino reale dall’avvento del progetto genitoriale. Si tratte de Il progetto, scritto da Brigitte Minne. Il libro racconta, a suon di metafora, la storia di due innamorati nel momento in cui decidono di diventare genitori. (Il progetto, Brigitte Minne, Kaatje Vermeire, Kite 2019).

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Quindi iniziano a costruire il loro progetto con tanto di bozzetti, squadre, righe, calcoli fino a costruire, così, il bambino ideale. Poi arriva il bambino reale e si accorgono quanto sia diverso da quello che avevano immaginato, anzi, progettato.

Quando si pensa ad un progetto, nella maggior parte dei casi si programma ogni aspetto, tempi, obiettivi e modalità di esso. Questo però non avviene quasi mai quando si progetta una nascita, perché? Perché lo riteniamo un atto naturale, istintivo, innato. Lo è, ma molto spesso quando arriva un bambino un senso di inadeguatezza ci travolge. Le emozioni che accompagnano la nuova vita sono altalenanti: gioia, paura, euforia, tristezza, solitudine.

Diventare genitori, naturalmente o per adozione, è oggi un atto coraggioso. Ci vuole forza di volontà, impegno e dedizione per far rientrare un altro essere umano nella nostra quotidianità, costruita nel tempo. È per questo motivo che oggi ci vuole molta consapevolezza nel decidere di progettare una famiglia. Noi lo possiamo definire come un viaggio, un lungo viaggio, fatto di scoperte, fermate anche brusche e ripartite. Fatto di odori, malumori, vittorie e sconfitte. 

Come ogni viaggio abbiamo bisogno di una cartina, una mappa, un navigatore che ci possa aiutare a trovare la strada più giusta, quella che evita gli ostacoli. Ecco perché è importante avere in mente che chi vuole percorrere la strada del progetto familiare sa di poter contare su un consulente pedagogico, che supporta il viaggio in tutte le sue fasi. Il supporto del Pedagogista può aiutarvi, fin dai primi momenti, di questo bellissimo progetto, accompagnandovi e portandovi a riflettere sui momenti salienti della nascita e della crescita di un bambino. Il Pedagogista può aiutarvi a diventare genitori consapevoli. 

Quali sono le paure dei genitori?

Se essere genitori è da sempre una grande sfida, essere genitori “insieme” è oggi ancora più complesso rispetto al passato, seppure necessario. È difficile trovarsi sulla stessa linea nel compito di crescere uno o più figli. Due genitori partono e partiranno sempre da punti di vista differenti, avranno storie diverse, proverranno a loro volta da contesti familiari diversi e, nel tempo, avranno maturato idee anche opposte su cosa è giusto o non lo è in ambito dell’educazione del bambino.

Per questo, ci muoviamo in un contesto sistemico, in modo da fare incontrare e conciliare, il più possibile, i due fronti genitoriali. Ciò non significa che uno dei due deve sempre cedere o sottomettersi alla volontà dell’altro. Vuol dire invece che, tra le due idee, ve n’è può essere una terza, da costruire insieme. Questa è in genere la migliore, seppure sia la più difficile da vedere.

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I genitori che oggi chiamano Consulente Pedagogico perché hanno la necessità di un confronto reale ed esperto. Hanno la necessità di dialogare, capire come funzionano i meccanismi di un bambino o di un adolescente. Si fanno tante domande sul modo più corretto di approcciare ai propri figli.

Le paure sono legate spesso al senso di inadeguatezza, alla confusione che nasce dai tanti pareri che ci circondano e a cui spesso ci affidiamo ma che non fanno altro di porci ancora più domande e alle volte avvilirci. Molti genitori hanno paura di non trovare un copilota adeguato nel lungo viaggio, cioè un compagno/a che non la pensa allo stesso modo, che agisce in modalità diverse alle volte proprio contrarie in base alle esperienze di vita vissuta.

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