Come riuscire a non essere un genitore insicuro

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Ti è mai capitato di cercare notizie in rete sull’educazione dei bambini? Viviamo in un momento storico decisamente particolare e difficilmente immaginabile in epoche passate. Reperire informazioni oggi è diventato piuttosto semplice e i canali ufficiali non sono più gli unici a diffondere le notizie su un determinato argomento. Anche i genitori, in questi ultimi anni, si affidano sempre più spesso al web per trovare risposta alle loro tante domande .

Se da un lato la possibilità di conoscere e di approfondire non può che essere considerata che un bene, dall’altra parte si sta evidenziando sempre di più uno stile genitoriale che rischia di diventare disfunzionale per l’educazione dei bambini. Le ondate di consigli, di ricettari educativi, di metodi efficaci alla quale si è esposti, hanno creato quello che si potrebbe definire come il genitore insicuro.

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Chi è il genitore insicuro

Un genitore insicuro è incerto sul da farsi, continua a cambiare strategia mentre si trova nel vivo dell’azione educativa. Questo accade perché nella sua mente riecheggiano le voci, i suggerimenti e i metodi dei tanti pareri che ha ascoltato. Sono proprio i vari “Se fai così, diventa in questo modo”, “Non dire queste parole al tuo bambino”, “5 modi per aiutare tuo figlio a…”.

Consigli che, quando non sono considerati all’interno di un contesto di riflessioni metodologiche più ampio, rischiano di far aumentare la frustrazione dal momento che, per quanto possono apparire inopinabili, le volte in cui si cerca di mettere in atto tali suggerimenti, semplicemente, non funzionano.

Il genitore autentico

Ho incontrato genitori armati delle migliori intenzioni, li ho ascoltati esprimersi attraverso lunghi monologhi diretti ai loro bambini di uno o due anni e anche a chiedere loro un’infinità di perché (“Perché ti sei comportato così?”, “Perché non hai ascoltato?”, “Perché l’hai fatto?”) ai quali, per ragioni fondate sulla maturazione emotiva, non potevano certamente rispondere.

Oppure, alcuni s’impegnano a ripetere le “frasi da manuale” suggerite da qualche esperto. Il risultato è quello di costruire una relazione artificiosa, difficilmente sostenibile nel lungo periodo proprio per il fatto che non appartiene al personale modo di essere. La prima cosa che voglio che tu sappia è quindi questa: rimani autentico. 

Cerca il tuo modo migliore per essere genitore ed esplora i metodi educativi, non tanto per cambiare, quanto piuttosto per migliorare la tua competenza genitoriale (quella che già possiedi). Diventa sensibile verso il temperamento di tuo figlio, come già fai con le persone che conosci. 

Ad esempio, sai che al tuo amico Mario non puoi parlare in maniera diretta perché tende a offendersi subito, quindi, quando ti trovi a fargli una confidenza, cercherai le frasi migliori da dire o, come scrisse Alda Merini, sceglierai con cura anche le parole da non dire. Sai che Giovanna ha bisogno dei suoi tempi per prepararsi, per questo ogni volta che andate al cinema insieme le dai appuntamento almeno mezz’ora prima, in modo da non arrivare in ritardo.

Allo stesso modo succede con i bambini e, soprattutto se hai più di un figlio, ti accorgerai quanto questa personalizzazione della relazione sia concreta e fondata. Anche loro dovranno imparare che non siamo tutti uguali e che, nello stare insieme, ci si modella e trasforma un pochino a vicenda per raggiungere il benessere di tutti. Ovviamente, rispetto a Mario e Giovanna che sono persone adulte e responsabili per loro stesse, nei confronti dei tuoi bambini hai invece il compito di guidarli verso ciò che è meglio per loro, anche quando la tua decisione sembra essere in forte contrasto con il desiderio che manifestano e che, talvolta, può apparire irrinunciabile. 

Uno degli aspetti più evidenti del genitore insicuro è che spesso si dimentica di essere lui l’adulto nella relazione con il figlio. In educazione, invece, i ruoli hanno una grande valenza e i bambini, anche se sembrano volerli scavalcare, hanno in realtà bisogno di sentirli stabili e certi. Ti propongo adesso un’immagine che mi ha aiutata a comprendere quale debba essere la posizione educativa dell’adulto nei confronti del bambino.

La metafora dell’argine e del fiume

Pensa al bambino come se fosse l’acqua di un fiume. Lo scorrere veloce rappresenta la sua crescita, il suo desiderio di apprendere e la sua curiosità verso il mondo. Durante la corsa incontra alcuni ostacoli, è in grado di superarne la maggior parte e, alcune volte, arrivi tu per facilitare la sua azione.

Ai suoi lati sono presenti gli argini che, forti e saldi, gli permettono di scorrere in tutta libertà e, allo stesso modo, gli evitano di sparpagliarsi in ogni direzione. Gli argini sono la guida del genitore. Senza di questi il bambino potrebbe sentirsi ancora più libero perché deciderebbe lui cosa fare, dove andare, ecc… Ma puoi ben immaginare quale disastro si creerebbe se il fiume dovesse straripare dalle rive.

Allo stesso modo, sarebbe dannoso un fiume continuamente interrotto e poco libero di scorrere all’interno del letto. Se procediamo con il porre continue dighe per vietare il movimento, arriviamo al punto in cui l’acqua si accumula, così come l’energia del bambino, e finisce per esplodere in maniera improvvisa. Questo è ciò che succede quando il bambino riceve continuamente dei no (non saltare, non correre, non toccare…) a causa dell’eccessiva preoccupazione del genitore.

L’equilibrio tra sicurezza e libertà

Dunque, anche questa volta arriviamo a immaginare una linea composta da due estremi e un punto centrale, di equilibrio, nei pressi del quale si trova la situazione migliore in cui essere. Una riflessione piuttosto nota in ambito educativo prende in considerazione i concetti di sicurezza e di libertà. È affermazione comune che i bambini abbiano bisogno di sicurezza, ma qual è il senso che diamo a questa parola? Il senso di sicurezza, se portato ai due estremi, provoca le due situazioni dello schema qui sotto.

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Affermare che i bambini, per stare bene, abbiano semplicemente bisogno di sicurezza è come dire che una prigione sia l’ambiente migliore in cui crescere. All’idea di sicurezza manca dunque qualcosa, considerando inoltre che i primi a sfidarla continuamente, come abbiamo detto, sono gli stessi bambini.

Questo qualcosa e ciò che chiamiamo libertà. In educazione, l’equilibrio tra sicurezza e libertà richiede una riflessione e un ripensamento continuo, che dura per l’intero percorso di crescita. Richiede una consapevole valutazione di pericoli e rischi. Mentre i primi sono da evitare, i secondi sono necessari per il corretto sviluppo del bambino.

Prima di concludere, ti propongo una citazione tratta dall’opera di Donald Winnicott.

“Ma l’uomo deve essere libero per poter vivere secondo la propria fantasia. La libertà è un elemento essenziale, è ciò che permette l’estrinsecazione di quanto c’è di meglio in lui. (…) Quando i bambini mostrano di saper fare uso della libertà che viene loro a poco a poco concessa, ciò rappresenta un segno sicuro di sviluppo sano.”

Per finire, ecco cosa c’è a metà strada tra il genitore iperprotettivo e il genitore irresponsabile. Qui si trova un genitore che ha interiorizzato il concetto di libertà educativa e che ha saputo trasformare la sua azione di cura in modo da consentire al figlio di sentirsi guidato e libero allo stesso tempo. Un ambiente di questo tipo infonde nel bambino il senso di fiducia verso l’altro. La fiducia si riflette verso se stesso e determina lo sviluppo dell’autostima.

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