Dal 1° settembre 2025 entra in vigore la Circolare Ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025, che segna una svolta importante: niente più cellulari e dispositivi elettronici personali nelle scuole superiori. Un divieto totale, anche per le finalità didattiche, che riguarda tutti gli studenti delle secondarie di secondo grado, con poche eccezioni (per chi ha un PEI o un PDP).
Questa misura rappresenta un cambiamento significativo nella vita scolastica dei ragazzi – nelle dinamiche didattiche, disciplinari, relazionali – e pone questioni pedagogiche centrali: in che modo promuove il benessere degli studenti? Quali sono le difficoltà attuative? In che modo le scuole e le famiglie possono e devono collaborare affinché la sua attuazione venga rispettata?
Inoltre, tra i tanti favorevoli verso questa scelta, c’è anche chi teme che si sia fatto un passo indietro rispetto alla didattica digitale. Scopriamo, dunque, in questo articolo i punti principali dell’attuale cambio di rotta verso l’uso dei device nelle scuole secondarie (ricordiamo che nelle scuole primarie e secondarie di primo grado il divieto è già presente).
Cosa prevede la Circolare 3392/2025
Innanzitutto, scopriamo quali sono i punti principali della Circolare Ministeriale. In primo luogo, è fatto divieto assoluto dell’uso di telefoni cellulari e dispositivi elettronici personali durante l’intero orario scolastico, anche per fini didattici.
A tal fine, viene richiesto alle Istituzioni scolastiche di aggiornare i propri regolamenti, il patto di corresponsabilità educativa e di stabilire sanzioni disciplinari appropriate. La misura prevede alcune deroghe. L’uso è ammesso nei casi previsti dal Piano Educativo Individualizzato (PEI) o dal Piano Didattico Personalizzato (PDP) per studenti con disabilità e con disturbi specifici di apprendimento, nonché per motivate necessità personali.

Perché questa scelta?
Abbiamo visto come, negli ultimi anni, non era presente un divieto totale sull’uso dei cellulari negli istituti superiori. Le precedenti linee guida ministeriali (ad esempio quelle del 2007 e successivamente le note del MIUR nel 2018 e 2022) invitavano le scuole a limitare l’uso dei telefoni, ma lasciavano ampio margine di autonomia ai dirigenti scolastici e ai collegi docenti.
Di fatto, quindi, erano le singole scuole a stabilire nel proprio regolamento d’istituto se, quando e come i cellulari potessero entrare in aula. In molti istituti, in nome della didattica digitale, si permetteva l’uso in alcune attività (ricerche, app, dizionari online…).
Ma il risultato era questo: in tante classi l’uso “didattico” sfociava presto nell’uso libero. Controllare se un ragazzo guarda Wikipedia o un videogioco non era semplice e metteva in difficoltà i docenti abituati a un approccio meno rigido.
Infatti, nella pratica, lo scenario diffuso era così:
- Disattenzione costante: la notifica che vibra, il messaggio su WhatsApp, lo scroll su TikTok… in pochi secondi l’attenzione spariva, e riportarla sulla lezione era sempre più difficile.
- Episodi di bullismo e mancanza di rispetto: foto o video registrati di nascosto ai compagni o agli insegnanti, spesso finiti online senza consenso. Situazioni che hanno ferito ragazzi e compromesso il clima in classe.
- Dipendenza dagli schermi: tanti studenti, già faticosamente legati al telefono fuori dalla scuola, vivevano l’orario scolastico come un altro momento di connessione continua, invece che come una pausa.
- Distrazione collettiva: non era solo un problema per chi usava il telefono, ma per l’intera classe: bastava che uno accendesse lo schermo e mezzo gruppo si perdeva. Ovviamente, s’innescavano facilmente dinamiche del tipo: “Se il mio compagno lo usa perché non posso fare altrettanto?”
Insomma, più che un supporto alla didattica, il cellulare si era, a tutti gli effetti, trasformato in un ostacolo. Ecco perché, nel 2025, il Ministero ha scelto di cambiare rotta con una regola chiara per tutti: nessun cellulare in classe.
Il dibattito Pedagogico e delle neuroscienze sull’uso dei dispositivi
Alberto Pellai (medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva) e Daniele Novara (pedagogista) sono state forse le voci più forti e ascoltate nel dibattito pubblico sul tema “cellulari e ragazzi”:
- Daniele Novara da tempo sottolinea come la scuola necessita di tornare a essere “spazio libero dagli schermi”, mettendo al centro la relazione, la parola, l’esperienza. Nei suoi interventi ha spesso criticato l’idea che il cellulare possa essere considerato uno strumento didattico.
- Alberto Pellai ha pubblicato diversi contributi scientifici e divulgativi sugli effetti degli smartphone sullo sviluppo cerebrale, sull’attenzione e sulla salute mentale degli adolescenti. È stato ascoltato anche in contesti istituzionali: le sue posizioni hanno dato peso all’idea che un divieto totale fosse non solo educativo ma anche protettivo per i ragazzi.
Entrambi hanno quindi contribuito a creare quel clima culturale e pedagogico che ha portato il Ministero a prendere la decisione drastica attuale.
Oltre alle voci di pedagogisti e medici come Novara e Pellai, ci sono stati altri fattori che hanno spinto verso l’attuale normativa. Le ricerche scientifiche internazionali hanno fornito numerosi studi che collegano l’uso intensivo dello smartphone al calo di attenzione, al peggioramento del rendimento scolastico, all’aumento dell’ansia e dei disturbi del sonno negli adolescenti.
Inoltre, le evidenze raccolte nelle scuole italiane e il fatto che diversi dirigenti scolastici avessero già introdotto regolamenti interni con divieti o restizioni, segnalando al Ministero come la gestione dei cellulari in classe fosse diventata ingestibile, hanno contribuito al divieto dei device a scuola.
A questo si sono aggiunte le preoccupazioni legate al bullismo digitale. La cronaca ha riportato, infatti, diversi casi di foto e video diffusi senza consenso, con gravi conseguenze per ragazzi e insegnanti. Eventi che hanno acceso un sentito dibattito sulla sicurezza e sulla tutela della privacy.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha raccolto sollecitazioni non solo dal mondo della scuola ma anche dalle associazioni di genitori e dei parlamentari che chiedevano regole più rigide. Bisogna ricordare che, già diversi Paesi europei (come Francia e Paesi Bassi) avevano introdotto divieti simili negli ultimi anni, mostrando quanto la scelta fosse praticabile e portasse effetti positivi.

Cosa cambierà da settembre
Con la nuova circolare, il messaggio è chiaro: la scuola deve tornare a essere uno spazio “libero dagli schermi”, in cui contano la relazione diretta, la concentrazione e il rispetto.
Questo non significa dire addio al digitale in generale: le scuole potranno continuare a usare strumenti tecnologici come PC, tablet, LIM, quando previsti nel percorso didattico. Ma la differenza è grande: saranno strumenti gestiti dall’insegnante, non dispositivi personali che distraggono e sfuggono al controllo.
Una sfida per tutti
Naturalmente non sarà semplice. Un divieto così netto cambia le abitudini consolidate non solo dagli studenti, ma anche dagli insegnanti e dalle famiglie. Per anni ci siamo abituati a pensare che il cellulare fosse “normale” anche dentro la scuola e per comunicare con i familiari in caso di bisogno.
La presenza di una regola chiara e uguale per tutti è la sfida a riabituarsi a stare senza. Per i ragazzi significherà riscoprire che è possibile seguire una lezione senza avere la tentazione di uno schermo sempre a portata di mano, per i docenti vorrà dire organizzare la didattica senza contare sul telefono degli studenti come scorciatoia tecnologica, infine, per i genitori significherà rispettare lo spazio scolastico, senza riempirlo di messaggi e chiamate durante la mattinata.
Insomma, il cambiamento riguarda diversi soggetti e proprio per questo non potrà limitarsi a un cartello che riporta il divieto. Dovrà diventare un percorso condiviso, fatto di regole chiare ma anche di educazione, dialogo e supporto. Ecco, in sintesi, quali saranno i passaggi necessari:
- le scuole dovranno organizzarsi per far rispettare il divieto,
- i ragazzi dovranno riabituarsi a “stare senza”,
- le famiglie dovranno collaborare, evitando di mandare messaggi o chiamate durante l’orario scolastico.

Un’occasione educativa
Noi di Consulente Pedagogico siamo convinti che questo divieto non debba essere visto soltanto come un “no”, o come un ritorno al passato, ma come occasione per ripensare più ampiamente al rapporto che hanno la tecnologia le nuove generazioni.
I ragazzi hanno bisogno di imparare a gestire gli strumenti digitali, non di esserne travolti. La scuola può diventare il luogo in cui poter sperimentare come la vita offline abbia ancora tanto da offrire: più attenzione, più ascolto, più relazioni vere.
In conclusione, il divieto dei cellulari a scuola può sembrare una misura drastica, ma nasce da un problema reale che negli ultimi anni tutti – studenti, insegnanti, genitori – hanno visto con i propri occhi. Ora sta a noi trasformarlo in una nuova opportunità educativa.
(Fonte: Disposizioni in merito all’uso degli smartphone nel secondo ciclo di istruzione).








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