Che cosa significa essere genitori consapevoli? Il genitore consapevole è quello che riesce a essere presente in una maniera particolare, ossia in modo non giudicante.
Sappiamo che il giudizio distrugge la relazione e anche l’autostima dei nostri figli. Per questo, il fatto di riuscire a essere presenti in un modo non giudicante è fondamentale per aiutare i nostri figli a crescere sereni e a sviluppare tutte le loro potenzialità.
Un genitore consapevole è un genitore empatico, che sente le proprie emozioni ed è in grado di sentire anche le emozioni dei propri figli. Le sa riconoscere e accettare. Quindi, è un genitore che accetta se stesso così come “l’altro da sé” e, dunque, anche la diversità dei propri figli.
Genitori consapevoli. Come la meditazione può venirci in aiuto
Laura Comelli, pedagogista e meditazione
La strategia che adotto nelle consulenze per aiutare i genitori a diventare “consapevoli” e a passare dalla “modalità del fare” alla “modalità dell’essere” (che è quella che fa la differenza nella relazione con i nostri figli) è la meditazione.
Alle famiglie che vengono in consulenza propongo, infatti, di inserire nella vita quotidiana alcune pratiche di meditazione. Queste possono essere di meditazione formale o informale, quest’ultima comprende esercizi che possono essere svolti durante la nostra quotidianità.
Perché la meditazione è così importante? Molti studi hanno oggi dimostrato come meditare, anche per pochi minuti al giorno, possa fare la differenza e influire sul nostro benessere psicologico e anche fisico.

Meditare è un vero e proprio esercizio che ci riporta al momento presente. Spesso, infatti, la nostra mente si trova o nel passato o nel futuro. Meditare allena invece la nostra attenzione a stare nel qui ed ora. Inoltre, si ritorna sul presente in un modo non giudicante. Per questo, meditare allena anche ad accettare quello che c’è e ad avere un’attitudine non giudicante anche nelle relazioni che viviamo quotidianamente, in primis, con i nostri figli che hanno bisogno di essere accettati per ciò che sono.
Meditare ci mette in contatto con le nostre emozioni, portandoci ad andare in profondità. Ad esempio, sotto a un’emozione dirompente come la rabbia ve ne sono molte altre. Quando ci fermiamo a vederle, a osservarle, rientriamo in connessione con noi stessi e, di conseguenza, riusciamo a connetterci anche con le altre persone.
Come possiamo praticare la meditazione nel quotidiano
La buona notizia è che non serve tanto tempo, è sufficiente meditare anche 5, 10 minuti al giorno per constatarne subito i benefici. Possiamo dedicarci sia alla pratica piu formale, ossia quella in cui ci fermiamo, facciamo silenzio, rivolgiamo lo sguardo dentro di noi; sia agli esercizi che possiamo fare anche mentre siamo impegnati in altre cose.
Si tratta di esercizi che aiutano a stare nel presente per ritornare a godere tutto ciò che il qui ed ora ci porta. Tornando al rapporto con i nostri figli, questa pratica ci aiuta a vederli come dei maestri e a sentire le sfide quotidiane come dei doni che ci consentono di vedere noi stessi e di crescere insieme a loro.

La relazione con i nostri figli. Come possiamo gestirla nel presente?
Francesca Cantaluppi, pedagogista e counselor
Se non siamo in contatto con ciò che sentiamo e proviamo, non riusciamo a essere in connessione con l’ambiente e con i nostri figli. Utilizzare anche solo 5 minuti al giorno, in cui fermarsi, respirare profondamente, venire in contatto con ciò che sentiamo in quel momento, ci aiuta a affrontare il nostro presente e a ritrovare il benessere all’interno della nostra sfera di vita. Certamente vi sono delle difficoltà, perché le nostre giornate sono cariche di impegni ma quando si riesce si riscontrano molti benefici.
Cos’è il counselor e da cosa si differenzia dal pedagogista?
Il counselling è sostanzialmente un modo di affrontare la vita, è uno spazio che si crea tra counselor e cliente. Più precisamente, si tratta di uno spazio di ascolto attivo, empatico e di fiducia. Il counselor supporta la persona, senza dare soluzioni. Innesca un processo che conduce la persona a trovare da solo il modo di adattarsi, creare e “manipolare” l’ambiente in modo che possa essere favorevole per lui e per chi gli sta accanto.

Articolo di Laura Comelli e Francesca Cantaluppi. In collaborazione con Eleonora Giovannini e Touch Play web tv
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