Riceviamo spesso messaggi di mamme e papà preoccupati per la timidezza del proprio figlio. “Non vuole salutare nessuno”, “Si attacca al mio collo e non scende”, “Al parco non si avvicina agli altri bambini”: situazioni che generano ansia nel genitore, spesso molto più di quanta ne vivano i bambini stessi.
La prima cosa che vogliamo dirvi è questa: la timidezza non è un difetto, né un problema da risolvere. È un tratto del temperamento che, nel corso della vita, si combina con i fattori ambientali, con l’esperienza vissuta e con i processi di imitazione e identificazione con l’altro. Per questo motivo è assolutamente importante evitare di bollare fin da subito il bambino con l’etichetta di “bambino timido” e giustificarsi con gli altri, quasi a doversi scusare per come si presenta.

La timidezza a due anni: cosa sta succedendo davvero
Il secondo anno di vita è una tappa peculiare nello sviluppo della personalità, caratterizzata da una certa ribellione alle richieste degli adulti. Il bambino inizia a prendere coscienza della propria individualità e dell’effetto che le sue azioni hanno sull’altro. È il periodo dei “no”, dei capricci, dei rifiuti e delle sfide, durante il quale sperimenta il conflitto interiore tra il desiderio di auto-affermazione e il bisogno di protezione.
Se hai notato che, per un certo periodo, tuo figlio si era dimostrato propenso a soddisfare le tue richieste e poi improvvisamente c’è stato un nuovo rifiuto, è evidente che la sua soggettività è diventata più pressante. Quando sai che difficilmente otterrai una reazione diversa da quella che ha manifestato, non serve insistere: non faresti altro che rinforzare in lui un eventuale sentimento di inadeguatezza.
Le competenze sociali dei bambini si manifestano precocemente. Verso il 2°-3° mese di vita il bebè risponde spontaneamente al sorriso dell’adulto; intorno all’8° mese compaiono alcuni comportamenti sociali fra coetanei messi l’uno accanto all’altro. Il bambino di 20 mesi esprime un vivace interesse per tutto ciò che riguarda la sfera del movimento: guarda, imita, esplora. Alcuni bambini iniziano presto a guardare e imitare ciò che fanno i compagni di gioco, altri invece non amano affatto le intrusioni e sentono il bisogno di giocare per i fatti loro.
Non c’è nulla di catastrofico in questo: vi consigliamo di accogliere e assecondare il tipo di gioco scelto dal vostro bambino anche quando riguarda un’attività prettamente autonoma e appartata. Il vostro atteggiamento sosterà in lui i sentimenti di fiducia e di autostima.
Ascoltare e accogliere il bambino timido
Ad esempio, una mamma ci scrive: “Buongiorno, innanzitutto complimenti per il vostro utilissimo sito, per le info e i suggerimenti che fornite di grande supporto e conforto per noi mamme e papà. Il mio bimbo ha 20 mesi e noto che non solo non ha alcun interesse per gli altri bambini, ma al momento ne sembra quasi infastidito: al parco giochi, ad esempio, se può evita i giochi in cui ci sono altri bimbi, continuando a giocare solo e irritandosi anche solo se viene scontrato. La cosa inizia un po’ a preoccuparmi e vorrei capire come gestire al meglio questa delicata fase della socializzazione, se e come spingerlo verso gli altri bimbi. Aggiungo che quest’inverno ha trascorso alcuni mesi all’asilo nido (prima di ritirarlo definitivamente per problemi di salute) in maniera molto irregolare causa salute e con risultati pessimi sempre per lo stesso problema di socializzazione e “fastidio” per gli altri bimbi.”
«La madre guarda il bambino che ha in braccio, il bambino guarda la madre in volto e vi si ritrova a patto che la madre guardi davvero quell’esserino indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà se stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo.»
Donald Winnicott
Accogli la reazione del tuo bambino, qualunque essa sia, e rivolgiti a lui la tua attenzione, poiché è lui che ha bisogno di essere rassicurato, non l’adulto. “Non ti va di salutare? Sai che non è una cosa belle ma posso capire che oggi proprio non vuoi”. In questo modo dai a tuo figlio le parole per descrivere la sua “esperienza interiore”. Lo stai aiutando a sentirsi compreso e riconosciuto come persona, ad acquisire fiducia in se stesso e a rinforzare la sua autostima.
Come scriveva Jasper Juul, noto psicoterapeuta:
«Il nostro senso di autostima viene alimentato da due esperienze: innanzitutto quando una persona per noi importante ci vede, e ci identifica per quello che siamo; e poi quando sentiamo di essere riconosciuti e apprezzati dagli altri per quello che siamo. Queste due percezioni, oltre alla possibilità di esprimersi con un proprio linguaggio personale, sono i requisiti preliminari per instaurare una vita proficua per noi e per gli altri.»
Jasper Juul
È comprensibile il tuo disagio difronte all’inibizione sociale manifestata da tuo figlio. Anche se senti il bisogno di giustificare la sua reazione alle persone che incontrate, devi sforzarti a non dare peso a ciò che gli altri possono pensare. Le attese che abbiamo sul bambino ideale, immaginato, ci allontanano dal bambino reale: ma è proprio a lui, invece, che dobbiamo guardare e che dobbiamo sostenere per offrirgli un’evoluzione serena.
Come incoraggiare le competenze sociali senza pressione
Senza alcuna pressione da parte dell’adulto, quante volte sentiamo esortazioni di questo tipo: “Vai a giocare con gli altri bambini che non ti mangiano mica!”, “Non fare il timido!”, le competenze sociali si sviluppano gradualmente durante la prima infanzia e nel corso della vita intera, sostenute dal grado di fiducia che il bambino sente nei confronti degli altri.
Gli adulti tendono spesso a intervenire e interferire eccessivamente durante il gioco dei bambini. Anche se muniti delle migliori intenzioni, spinti dal desiderio di incoraggiare e mediare le nascenti amicizie, in realtà altro non fanno che inibire questi primi contatti. È molto più interessante offrire ai piccoli un contesto in cui poter vivere a contatto con gli altri bambini, poi lasciarli liberi di sperimentare i “rudimenti” della socializzazione, intervenendo solo nei casi di reale pericolo o di situazioni che degenerano.
Prepara il bambino alle uscite e alle visite
Per incoraggiare tuo figlio nelle nascenti competenze sociali, continua, come hai fatto finora, a prepararlo prima delle visite e delle uscite. Raccontagli dove andrete, chi vedrete, cosa farete e anche cosa ti aspetti da lui: “Mi piacerebbe molto che quando incontri i nonni li saluti e passi un po’ di tempo con loro, so che puoi farlo”. Se lo porti in un posto che già conosce, ricordagli ciò che era accaduto la volta precedente. Questo dialogo propedeutico limiterà l’ansia e l’eventuale disagio.
Mantieni un atteggiamento sereno e naturale
Quando, davanti alle altre persone, dovesse continuare a mostrarsi silenzioso o poco propenso alla socializzazione, non pressarlo. Mantieni un atteggiamento sereno e naturale. Complimentati con lui quando noti un eventuale sforzo (anche solo con un sorriso). Rinforza i momenti in cui prende l’iniziativa: “Sono proprio contenta che hai provato a sorridere al nonno!”.
Usa sempre una comunicazione positiva. Evita ad esempio frasi come “Se non fai amicizia rimarrai solo”. Le risposte che mette in atto quando non vuole interagire, come il pianto e lo stare in braccio, sono le strategie per sottrarsi dall’angoscia provocata da quella determinata situazione. Ha bisogno che tutti gli adulti intorno a lui siano pazienti e accoglienti e che, senza fargli pressione, attendano il tempo che gli è necessario per avvicinarsi.
Dagli piccole decisioni quotidiane
Le braccia della mamma sono un luogo sicuro: permettigli di starci quando ne sente il bisogno. Per fargli sentire che ciò che prova, desidera e pensa è importante per voi, proponigli di prendere alcune piccole decisioni relative al quotidiano: “Cosa ti piacerebbe mangiare a colazione?”, “Preferisci la maglietta blu o quella gialla?”. Questo lo aiuta a costruire fiducia in se stesso.
Al parco e nei luoghi di socializzazione
Quando siete al parco o in altri luoghi in cui può incontrare altri bambini, lascialo giocare come desidera. Dagli tempo. Se lo osserverai attentamente noterai come, a poco a poco, inizierà ad approcciarsi agli altri e a prendere fiducia. Magari incontrerà un bambino della sua stessa indole e sarà piacevole giocare un po’ insieme. Non aver paura dei “poi”: saprà relazionarsi, saprà socializzare, saprà giocare con gli altri, perché i bambini vanno pensati come individui in evoluzione, come una fotografia di quel preciso momento.
Il dialogo dopo le esperienze sociali
Nel tragitto verso casa, durante la cena, prima di andare a letto o in altre situazioni che reputi opportune, apri la strada al dialogo. Ad esempio: “Ti sei divertito al parco? Hai notato quel bambino che… Hai fatto caso alla bambina quando…? Ti sarebbe piaciuto giocare con qualche bambino? Ho notato che eri infastidito quando… ma non devi preoccuparti”. Questa conversazione è per lui un “prestito linguistico” che lo farà sentire accolto, amato e gli consentirà di provare quella fiducia che, come abbiamo detto, lo sosterà nel rapporto con i coetanei.
Un bambino timido può diventare un bambino sicuro
È un bambino che si sente sicuro in un ambiente che conosce, al quale occorre un po’ di tempo prima di prendere confidenza. È cauto nell’entrare in relazione con l’altro e ha bisogno del genitore come “apripista”. Svilupperà sicuramente relazioni sociali, ma con i suoi tempi e modi.
Il fatto che giochi volentieri con i cuginetti ci fa ben sperare: è capace ed è felice di instaurare relazioni sociali. Sicuramente avrà legato anche con la nonna, con la quale trascorre del tempo nei giorni in cui non sta con te. Confrontati con lei, chiedile cosa fa, come gioca e come si sente. Ti sarà utile per capire come si comporta fuori casa.
Se hai l’occasione, invita qualche amichetto della sua età a casa vostra (massimo uno o due): questo lo aiuterà a prendere confidenza con gli altri sentendosi tranquillo nel suo ambiente familiare. Questa prima esperienza di distacco faciliterà sicuramente l’inserimento all’asilo.
In conclusione
La timidezza non è una condanna. È un punto di partenza, una caratteristica che accompagna il bambino in questa fase della sua crescita e che, con il giusto sostegno, evolve naturalmente. Il vostro compito come genitori non è eliminare la timidezza, ma offrire a vostro figlio uno spazio sicuro in cui sentirsi visto, ascoltato e amato esattamente per quello che è.
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